il contatto in un mondo iperconnesso

609789_helping_hands          Meraviglie del contatto.

Tutta la nostra esistenza è basata sull’entrare, rimanere e uscire dal contatto. Alcuni punti di contatto sono più noti, altri ci chiedono grande attenzione per poterli sentire. I nostri piedi imparano presto il contatto con la terra, ci vuole qualche tempo in più per capire come mantenere il contatto con chi non possiamo più avere fisicamente vicino a noi ma, se ascoltiamo bene, il contatto rimane anche con queste persone. Il contatto è anche ciò che ci permette di calmarci o di trovare piacere.

Oggi ci imponiamo di stare continuamente connessi.  Ma riusciamo a stare veramente in contatto?

Il contatto chiede che siano presenti due corpi estranei, due esseri diversi, e, quindi, ha necessità di tolleranza e pazienza, esso ci parla in modo sottile e implicito e ci fa sentire di esistere, e di esistere in un modo specialmente diverso.

Che ne dite di provare oggi a dare un’attenzione consapevole a quello che succede quando stringete la mano a qualcuno? Provate a notare le differenze e le sensazioni che vi da; potreste accorgervi che state imparando molto dell’altro e di voi stessi attraverso l’altro. E’ possibile aprire un mondo nuovo ad ogni contatto e questo accade a maggior ragione se entriamo in contatto con ciò che normalmente reattivamente rifiutiamo. Uno dei momenti più stranamente interessanti che ho sperimentato è stato quando, durante una pratica di mindfulness, ho portato attenzione ai rumori della città: mai avrei immaginato di poter imparare così tante cose da questo contatto che trovo solitamente molto fastidioso.

L’iperconnessione attraverso internet e i social media e la diminuzione delle occasioni di contatto vero, favoriscono l’aumento degli stati depressivi per il disagio della solitudine e della distanza che proviamo dagli altri e da noi stessi: sempre connessi ma difficilmente in contatto. Il sintomo depressivo può generarsi da quella voce che ci richiede di ritornare dentro, di riprendere contatto.

Grazie al contatto diventiamo più consapevoli perchè la consapevolezza è frutto dell’esperienza di ciò che è diverso. Attraverso l’entrare in contatto con qualcosa o qualcuno, quindi attraverso il contatto con sé stessi e con le parti che rifiutiamo anche di noi stessi, con il nostro corpo, con una relazione ma anche il contatto con l’ambiente che ci circonda: lì se ci fermiamo e ascoltiamo possiamo aumentare la consapevolezza su noi stessi, sul mondo sulla vita, lì nasce l’intuito e si conferma l’esperienza di essere vivi, qui ed ora, ed è una gioia grande.

Pubblicato in Mindfulness, Psicologia

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